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“Solu u populo salva u populu”. La Corsica non si ferma – Contropiano

Domenica 13 marzo circa 15 mila persone hanno manifestato a Bastia.

E’ l’ennesima tappa di una serie di mobilitazioni iniziate il 2 marzo, dopo il tentato omicidio del prigioniero politico corso Yvan Colonna per mano di un altro detenuto.

É stata una manifestazione imponente, lanciata da un amplissimo fronte di forze indipendentiste, che si è costituito in collettivo a Corte mercoledì della scorsa settimana sull’onda della forte spinta studentesca, con parole d’ordine chiare che vogliono aprire una nuova stagione per le storiche rivendicazioni della popolazione dell’Isola, ignorate da Parigi in tutti questi anni.

L’appello del collettivo che raggruppa sindacati studenteschi, organizzazioni di categoria e partiti politici di ispirazione indipendentista, chiede che sia fatta luce sull’aggressione, oltre alla liberazione dei prigionieri politici e la soluzione politica della “questione corsa”.

In questi ultimi sette anni, infatti, l’indipendentismo si è confermato per ben tre volte la forza politica maggioritaria in altrettante elezioni, a cominciare da quelle dell’Assemblea Territoriale della Corsica. Da cui è scaturito un governo dalla chiara matrice indipendentista, a capo del quale sta Gilles Simeoni di Femu a Corsica.

La manifestazione a Bastia ha visto nuovamente incidenti di fronte alla prefettura ed altri edifici pubblici, con scontri tra manifestanti e forze dell’ordine, dopo un ora del suo inizio di fronte al Palazzo di Giustizia.

Come riporta domenica sera il sito di Corse Matin: “la rotonda della stazione, così come le vie che danno sul quartiere della prefettura ,sono i luoghi di scontri, da un lato, tra i giovani che assaltano con i lancio di oggetti, bombe artigianali e cocktail Molotov e le forze dell’ordine che rispondono a colpi di granate lacrimogene dall’altro

Il sito della Radio Alta Frequenza parla di: “lancio di oggetti e di fumogeni contro il lancio di granate lacrimogene e di bombe anti-accerchianti, di fronte alla prefettura”.

Immagini e video mostrano un consistente gruppo di manifestanti che si scontrano con le forze di polizia.

Le mobilitazioni di queste settimane hanno portato ad alcune vittorie parziali ma importanti, come la decisione di levare lo stato di DPS a tutti i tre membri del “commando Erignac”, a cominciare da Ivan Colonna, tutt’ora in coma, e nei giorni successivi a Alain Ferrandi e Pierre Alessandri.

Una decisione di de-classificazione del grado di sorveglianza che permetterebbe tra l’altro l’avvicinamento dei prigionieri ai propri familiari, in una carcere dell’Isola.

Un segnale di distensione, parziale e tardivo, da parte di Parigi, che vede contemporaneamente l’aprirsi della campagna elettorale per le elezioni presidenziali con Macron alla presidenza semestrale della UE e che è costretto ad affrontare una situazione esplosiva sull’Isola.

A giudicare dagli scontri, sembrano serviti a poco gli “appelli alla calma” di differenti figure politiche e di una cinquantina di sindaci eletti.

L’apertura di Parigi ignora però le richieste complessive del rinvigorito movimento indipendentista, come è stato sottolineato da differenti esperienze dell’indipendentismo corso dopo le decisioni di Castex.

Come scrive Corsica Libera, capofila delle forze progressiste del fronte indipendentista, nell’appello che ha preceduto la manifestazione: “chiediamo l’immediato svolgimento di un ciclo di trattative che passi attraverso la nomina di un interlocutore del governo francese. Queste trattative non potrebbero svolgersi in una commissione ristretta nei palazzi parigini, ma coinvolgeranno in gran parte gli attori delle forze istituzionali, politiche, sindacali della Corsica.

In previsione dell’apertura di queste discussioni, la mobilitazione resta indispensabile.”

Chiamano ad una unità dei tutte le esperienze, anche istituzionali, che cambi i rapporti di forza.

Conclude Corsica Libera nel comunicato: ”si impone un radicale cambio di paradigma a livello di azione istituzionale” per “pretendere” ed “imporre”.

Parole che cristallizzano l’oggettiva tendenza all’unità e il senso comune di rottura espresso in queste settimane.

Parigi vuole guidare il salto di qualità nel processo di costruzione del super-strato dell’Unione Europa, ma non sembra finora in grado di risolvere le storture create dalla sua fallimentare gestione della questione corsa, nonostante non si confronti più con una lotta armata clandestina, ma con istanze che si esprimono attraverso una rappresentanza politica maggioritaria ed egemonica sull’Isola.

L’insorgenza di massa sull’Isola è per ora una pietra d’inciampo per la ricerca di grandeur dello Stato Francese.

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