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Shakhtar Donetsk: la squadra orgoglio del Donbass. Storia, trofei e l’allenatore italiano – Il Giorno

Fino a qualche settimana fa, prima che si aprisse il fronte della crisi fra Ucraina e Russia che ha portato l’Europa sull’orlo di una guerra, Donetsk, la città principale del Donbass, territorio la cui annessione alla Russia è stata firmata ieri da Vladimir Putin, in Italia era nota soprattutto per ragioni sportive. 

La squadra di calcio cittadina, infatti, lo Shakhtar è una delle realtà più importanti dell’Est Europa. Da tempo frequentatore di palcoscenici internazionali, il club arancionero è noto anche per le numerose sfide alle squadre italiane nelle coppe europee. E il legame con l’Italia non si ferma qui: da quest’anno, infatti, l’undici dei “minatori” (forte è l’aggancio anche culturale alla specificità industriale del Donbass, territorio molto ricco dal punto di vista carbonifero) è allenato da Roberto De Zerbi. L’ex tecnico del Sassuolo, 42 anni, scuola Milan da calciatore, ha firmato un contratto biennale, portando gli arancionero alla qualificazione nella fase a gironi della Champions League, dopo aver vinto lo spareggio con il Monaco. Non solo. A settembre ha conquistato il suo primo trofeo sulla panchina dello Shakhtar, al Supercoppa vinta contro gli eterni rivali della Dinamo Kiev.  

Lo Shakhtar fu fondato nel 1936 come “Stachanovec”, in omaggio al minatore Stacanov, indefesso lavoratore divenuto prima modello dell’ideale rivoluzionario, successivamente materia di proverbi fino a figliare il termine “stacanovista”, introdotto da tempo anche nel vocabolario italiano. Fino al dissolvimento dell’Unione Sovietica militò nel campionato dell’Urss, ottenendo successi soprattutto nella coppa nazionale, tanto da meritarsi il soprannome di “squadra della coppa”. Quattro, infatti, furono i trofei alzati: nel 1961, nel 1962, nel 1980 e nel 1983. Miglior risultato nella prima divisione sovietica, invece, fu il secondo posto ottenuto nel 1975 e nel 1979.

Con l’indipendenza dell’Ucraina da Mosca negli anni ’90 nacque una lega nazionale. In questo periodo lo Shakhtar si affermò come rivale principale della Dinamo Kiev, la storica squadra della capitale che ebbe fra i suoi simboli Oleg Blochin, pallone d’oro nel 1975 e Andriy Shevchenko, vincitore di una Champions League e di uno scudetto con il Milan. Anni rampanti, ma anche anni travagliati. Nel 1995, infatti, i tifosi piansero l’assassinio del presidente Achat Bragin, controverso uomo d’affari emerso dallo sbriciolamento dell’impero sovietico. Nel 1996 alla guida del club dei minatori s’installo il magnate Rinat Achmetov, ancora oggi al timone. L’imprenditore iniziò a spendere grosse cifre, con l’obiettivo di competere anche sulla scena europea.

Gli investimenti portarono ben presto ad arricchire la bacheca dello Shakhtar, complice anche l’arrivo nel Donbass di una foltissima pattuglia di brasiliani, alcuni dei quali nel corso degli anni sono stati naturalizzati, venendo inseriti anche nella Nazionale ucraina. Uomo simbolo dell’ascesa arancionera fu l’allenatore Mircea Lucescu, giramondo del pallone, visto anche su panchine italiane, in primis Brescia e Inter.

Fu un altro straniero, però, il primo allenatore a portare lo scudetto a Donetsk. Un nome ben conosciuto ai tifosi italiani, soprattutto a quelli del Parma. Nel 2001-2002, infatti, c’era Nevio Scala sulla panchina del club ucraino, quando vinse il suo primo campionato. Da allora lo Shakhtar ha vinto 13 scudetti e 13 coppe d’Ucraina, relegando molto spesso la Dinamo Kiev al ruolo di seconda squadra della nazione. Altro titolo indimenticabile è la Coppa Uefa vinta nel 2009 nella finale contro i tedeschi del Werder Brema, con il risultato di 2-1. Fu il primo trofeo internazionale per una squadra ucraina, dato che la Dinamo Kiev, quando vinse due Coppe delle Coppe e una Supercoppa europea negli anni ’70, era ancora parte della lega calcistica sovietica. Eroe della partita fu il brasiliano Jadson, autore del gol decisivo ai supplementari.

In questi anni i minatori hanno proseguito a mietere successi in patria e a ben comportarsi nelle coppe europee (numerose le presenze in Champions League, miglior risultato i quarti di finale nel 2010-2011). Lo Shakthar ha dovuto fare i conti con il conflitto che da metà del decennio ha insanguinato la regione del Donbass, contesa fra Ucraina e Russia. Lo stadio, battezzato proprio Donbass Arena e inaugurato nel 2009, nel 2014 fu danneggiato da alcune bombe. Da allora lo Shakhtar ha giocato i suoi incontri casalinghi in “trasferta”. Prima a Leopoli, successivamente a Charkiv. Poi anche a Kiev, dove è stata trasferita la sede del club.

Roberto De Zerbi, l’allenatore bresciano affermatosi nel Sassuolo grazie al suo frizzante gioco all’attacco, è stato ingaggiato da Achmetov nel maggio 2021. Ha firmato un contratto biennale. Positivo l’impatto, con la qualificazione ai gironi di Champions League e la vittoria nella Supercoppa contro gli eterni rivali della Dinamo. Meno fortunato, successivamente, il cammino nella coppa delle grandi orecchie. Inserito nel gruppo con Real Madrid, Inter e Sheriff Tiraspol, il club arancionero si è classificato all’ultimo posto, senza vincere alcun match. Contro l’Inter ha pareggiato 0-0 “in casa” (la partita si è disputata a Kiev) e perso 2-0 a Milano. In campionato – ma sulla stagione pende ovviamente la spada di Damocle della possibile guerra – lo Shakhtar è primo con 47 punti. Davanti, manco a dirlo, alla Dinamo Kiev.

Il gruppo ultras più importante al seguito degli arancioneri ha come nome “The Club“. Nel 2014 furono fra i firmatari, insieme al resto delle tifoserie più accese in Ucraina, di un patto di “non belligeranza” in nome dell’unità del Paese e della comune appartenenza al popolo ucraino. Sebbene, come spesso accade, fra i supporter convivano varie anime e sia semplicistico, se non errato, dare un’inquadratura politica, molti dei frequentatori del gruppo The Club hanno mostrato in diverse occasioni un sentimento nazionalista piuttosto vivace. Nel 2018, durante un incontro di Champions League contro i tedeschi dell’Hoffenheim, nel settore occupato dal The Club comparve una bandiera della marina militare ucraina, all’indomani del sequestro, da parte dei militari russi, di due navi ucraine nel mar d’Azov. 

Numerosi ultras, a titolo personale, nel corso degli anni si sono uniti alle forze militari attive nel teatro del conflitto in Donbass. Sul fronte sportivo la rivalità principale è quella con i supporter della Dinamo Kiev. Anche se, in un’intervista concessa alla rivista “Contrasti”, con un certo orgoglio hanno voluto dire che lo Shakhtar “è il club meno amato in molte città dell’Ucraina per essere stato il primo a contendere il primato alla Dinamo”, la squadra più seguita al di fuori dal Donbass. 

 

 

 

Reference-www.ilgiorno.it

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