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Russia, i corrispondenti Rai contro Maria Cuffaro del Tg3: “Non leggevamo solo le agenzie. E non siamo rientrati per nostra decisione”

L’impegno in Russia di inviati e corrispondenti Rai si è concluso dopo l’attuazione della legge approvata dalla Duma, punisce con la detenzione fino a 15 anni la diffusione di fake news sull’esercito russo. Per il servizio pubblico una decisione simile a quella di altri gruppi televisivi internazionali. Polemiche e veleni però stanno scuotendo Viale Mazzini, in particolare le dichiarazioni rilasciate da Maria Cuffaro, volto del Tg3, nel corso della sua ospitata a “Otto e mezzo” da Lilli Gruber.

Il quotidiano Repubblica fa sapere che i cinque giornalisti impegnati in Russia hanno scritto una lettera di protesta all’Usigrai (Unione Sindacato Giornalisti Rai) per denunciare le “gravi dichiarazioni” della Cuffaro, mai citata esplicitamente. Una missiva firmata dal capo della sede di Mosca Marc Innaro, al centro di un’interrogazione in Vigilanza per i suoi interventi giudicati troppo filo-Putin, dal corrispondente Sergio Paini e dai tre inviati Alessandro Cassieri (Tg1), Giammarco Sicuro (Tg2) e Nico Piro (Tg3).

Cuffaro avrebbe affermato “tre cose non corrispondenti al vero”, presto virali in rete, che comprometterebbero il buon nome della Rai e “l’onorabilità” dei cinque giornalisti. Il volto del Tg3 a “Otto e mezzo” aveva affermato che la scelta di sospendere i servizi giornalisti sarebbe stata frutto di “valutazioni dei colleghi che non c’erano le condizioni”, cosa che per i cinque scriventi sarebbe falsa, si tratterebbe di una decisione assunta dai vertici Rai senza richiesta di parere preventivo o di opinioni. “I colleghi devono semplicemente leggere i comunicati della Tass (agenzia ufficiale del Cremlino, ndr)”, aveva aggiunto Cuffaro: “Falso noi abbiamo svolto il nostro lavoro come da canoni della legge professionale e tutti gli altri parametri deontologici”, la protesta dei giornalisti.

La sede per ora è chiusa“, terzo punto contestato a Cuffaro da parte dei firmatari, Innaro è rimasto sul posto, d’accordo con la Rai, per garantire il corretto funzionamento dell’ufficio di corrispondenza, anche se in assenza di produzione di servizi giornalistici. “Dichiarazioni di tale gravità non possono essere lasciate correre, soprattutto nell’era di Internet. Non è solo una questione di tutela della nostra onorabilità e integrità professionale, gravemente lesa, bensì dell’immagine Rai che mai ha propinato veline di chicchessia al suo pubblico. In gioco, sostengono, c’è il rapporto fiduciario con i telespettatori”, si legge nella lettera che si chiude con la richiesta al sindacato di adoperarsi “affinché venga ristabilita prontamente la verità, con passi formali e pubblici”.

Intanto il quotidiano diretto da Molinari fa sapere che nel corso del cda Rai tenutosi lo scorso 10 marzo la consigliera Francesca Bria, in quota Pd, e il rappresentante dei dipendenti Riccardo Laganà avrebbero espresso preoccupazione per l’oscuramento informativo e chiesto all’azienda di ripristinare il servizio, chiedendo informazioni sui tempi dello stop dell’Ufficio di corrispondenza. Un vero errore, secondo Bria, la chiusura della sede di Mosca, sottolineando che gli altri broadcaster internazionali stanno facendo ritorno in Russia.

Nel pomeriggio lo storico volto del Tg3 ha risposto così: “Leggo con stupore e dolore l’articolo di Repubblica – scrive Maria Cuffaro – nel quale mi si accusa di aver messo in dubbio la professionalità e il lavoro dei corrispondenti e degli inviati Rai in Russia. Accuse strumentali. Ho una colpa, e di questo mi scuso con i colleghi tutti. Il 7 marzo io non conoscevo i particolari riguardo alla decisone dell’Azienda di sospendere il lavoro della sede rai di Mosca, in seguito alla legge bavaglio di Putin. Parlando della legge bavaglio ho aggiunto su domanda di Lilli Gruber che così si leggevano solo i comunicati della Tass, in diretta ho sbagliato a non dire “avrebbero dovuto in futuro“ estrapolando la frase, si vuole far sembrare che io attacchi i colleghi. E’ un accusa strumentale. Lavoro con loro da anni e li stimo molto tutti, inoltre lavorano in condizioni molto difficili, sia i corrispondenti che gli inviati. Li stimo tutti a partire dal capo sede Marc Innaro.

Reference-www.ilfattoquotidiano.it

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