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Putin e la lezione del “topo alfa” (l’analisi di Loretta Napoleoni)

Tutte le biografie di Vladimir Putin contengono un aneddoto della sua infanzia che ben descrive il personaggio. Da bambino viveva in uno degli squallidi complessi di case popolari disseminati nell’Unione Sovietica e nell’Est Europa. Tra i pochi divertimenti c’era la caccia ai topi che infestavano gli edifici. Il bambino Putin era particolarmente bravo a catturarli perché aveva capito come funzionava la loro psicologia quando percepivano di essere una preda. Nei ricordi di quegli anni c’è la caccia al ratto, al topo grosso, l’incontrastato topo alfa. La cosa da non fare per catturarlo, racconta Putin, è metterlo all’angolo perché nel momento in cui percepisce di non avere più via d’uscita, il ratto ti si rivolta contro e ti attacca.

Joe BidenBoris Johnson si sono mai trovati in una situazione analoga, non hanno mai giocato a catturare un ratto. Ma di sicuro dovrebbero far tesoro di questo aneddoto perché è proprio vero quello che dice Putin, il topo alfa se messo alle strette e senza via di fuga attacca. E’ quello che sta facendo l’Occidente oggi nello scontro con Putin? Perché a questo punto dell’interminabile annunciazione dell’invasione dell’Ucraina da parte dei Russi sembra proprio che l’obiettivo di Washington sia costringere la Russia ad intervenire ed a far tornare la guerra in Europa.

Prima di spendere due parole sul pericolo che la retorica di personaggi come Johnson e Biden rappresenta per la pace nel Vecchio Continente, è bene rivisitare i motivi di questo conflitto. Iniziamo dal 1989, quando cadde il muro di Berlino. L’accordo era di non spingere la Nato ad Est. In fondo a cosa serviva la Nato dopo il crollo dell’Unione Sovietica? Perché mantenere in piedi una struttura militare così costosa contro la minaccia del comunismo sovietico quando questo ormai stava crollando e tutti erano certi che la democrazia lo avrebbe rimpiazzato? In fondo l’Unione Europea poteva benissimo costruire il suo ombrello protettivo militare. Ma non è stato così, l’ingresso degli ex paesi comunisti nell’Ue ha funzionato come ingresso di servizio nella Nato che dal 1989 si è allargata.

A spingere verso est la Nato sono stati alcuni paesi dell’Est Europa, tra cui primeggia la Polonia, artefice da tempo di una revisione politica e geografica della storia europea. In sintesi: il futuro dell’Ucraina, come il suo passato, non risiede nella Russia, ma nei paesi dell’Europa centrale, nazioni saldamente inserite nella Nato e nell’Unione Europea. Di quali Paesi si tratta? Slovacchia, Ungheria, Lituania e soprattutto Polonia. La Mitteleuropa ha così fagocitato l’Est europeo, ha assorbito nazioni che da sempre appartengono a questa regione ormai diventata una piccola striscia di terra russa ad ovest degli Urali.

Nel 1999, con l’obiettivo dell’integrazione euro-atlantica raggiunto, la Polonia ha iniziato a perseguire una nuova grande strategia a Est: garantire che il confine occidentale dell’Ue e della Nato non si trovasse lungo la propria frontiera orientale tirando dentro l’Ue e la Nato l’Ucraina. I vantaggi erano e sono economici e strategici, la Polonia è insieme alla Russia il maggior esportatore di beni e servizi in Ucraina; la rimozione del fronte occidentale dell’Europa in Ucraina è fonte di sicurezza per la Polonia. Infine l’ingresso dell’Ucraina nell’Unione Europea aprirebbe a Varsavia l’opportunità tanto attesa di sostituirsi a Mosca quale potere principale nella regione.

Nel 2008, la Polonia, insieme alla Svezia, hanno proposto un partenariato orientale tra l’Ue ed i suoi vicini europei, cooperazione che serviva da preludio all’adesione all’Unione di Ucraina, Moldova, Bielorussia (sebbene sia stata successivamente sospesa), Azerbaigian, Georgia e Armenia. I principali paesi dell’Ue, come Francia e Germania, si sono mostrati reticenti a perseguire l’iniziativa, per non irritare il Cremlino, che naturalmente ha visto nell’accordo il tentativo dell’Ue di ritagliarsi una nuova sfera di influenza ad Est.

Ma non hanno fermato il processo di polonizzazione dell’Ucraina. Da allora, milioni di ucraini sono emigrati in Polonia tanto che oggi sono una parte onnipresente del tessuto della società polacca. L’Ucraina è diventata anche il paese più dipendente in Europa dalle rimesse degli emigrati, rendendo gli emigrati la risorsa principale dell’economia del Paese.

Assistendo alle minacce di intervento e rappresaglia delle ultime settimane, sembra che de facto l’ingresso dell’Ucraina nella Nato e nell’Unione Europea sia già avvenuto, in fondo siamo sull’orlo di un intervento armato della Nato per difendere un Paese che non ne fa parte. La disputa verte intorno all’eventuale adesione dell’Ucraina alla Nato, è bene ricordarlo, non ha nulla a che vedere con la difesa di un suo membro.

Una migliore soluzione, data la realtà geopolitica dell’area, che a differenza di quello che sostengono i polacchi non appartiene al centro ma all’Est Europa, è garantire la neutralità dell’Ucraina, proteggere questo cuscinetto tra Unione Europea e Nato da una parte e Russia dall’altra. Questa soluzione neutralizzerebbe Putin e darebbe alla sua psicologia di topo alfa una via d’uscita. Perché la Russia una guerra con un importante importatore della sua energia non la vuole fare ma neppure è disposta a lasciare che la Nato piazzi i suoi missili a 800 chilometri da Mosca.

E veniamo ai leader anglosassoni. Sia Biden che Johnson stanno giocando con il fuoco pensando che a bruciarsi le mani non saranno loro. Un intervento armato in Ucraina si trasformerebbe subito in una guerra per procura. Il motivo? Per una percentuale della popolazione filorussa o di origine russa, le forze della Nato non saranno liberatrici ma conquistatrici. A quel punto rivivremo gli orrori del Kosovo, quelli dell’Afghanistan o della Siria. Solo che questa volta il topo alfa Vladimir Putin potrebbe decidere che è arrivato il momento di rivoltarsi contro chi gli dà la caccia da anni. Meglio non pensare alle conseguenze e sperare che Macron trovi la giusta mediazione.

Reference-www.ilfattoquotidiano.it

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