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Pogrom, il significato della parola usata da Putin nel suo discorso

Il termine, che letteralmente vuol dire “devastare”, si riferisce alle violente aggressioni con cui la popolazione ebraica e altre minoranze religiose sono state perseguitate tra ‘800 e ‘900 in Europa e in Russia

Nella guerra in Ucraina Vladimir Putin attacca ancora l’Occidente e si spinge fino a definire le sanzioni e l’atteggiamento di Ue e Usa contro la Russia come “pogrom”. Pogrom è una parola russa che letteralmente vuol dire “devastare, distruggere con atti violenti”. Storicamente, il termine si riferisce alle violente aggressioni con cui la popolazione ebraica e altre minoranze religiose sono state perseguitate a cavallo tra ‘800 e ‘900 in Europa e in Russia. Come riporta l’Enciclopedia dell’Holocaust Memorial Museum, i pogrom erano spesso organizzati a livello locale, qualche volta con l’incoraggiamento delle stesse istituzioni e della polizia, contro la comunità ebraica. Al risentimento dovuto all’antisemitismo religioso si aggiungevano ragioni economiche, sociali e politiche. I partecipanti aggredivano gli ebrei in gruppo, li uccidevano e saccheggiavano poi le loro proprietà.

La comunità ebraica nell’Impero russo

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A inizio ‘800, la maggior parte degli ebrei dell’Impero russo si trovava sul confine occidentale con Germania e l’Impero austro-ungarico. Dopo aver provato varie volte a espellere completamente gli ebrei dall’Impero russo, nel 1791 venne creata la “zona di residenza”. Includeva gran parte degli attuali territori di Lituania, Bielorussia, Polonia, Ucraina e parti della Russia occidentale. Era l’unica regione dell’Impero in cui gli ebrei avevano il permesso di risiedere in permanenza. Fu proprio in questi territori che a cominciare dal 1821 si registrano numerosi pogrom.

I pogrom dell’800

Il primo attacco a essere chiamato pogrom sembra sia stato il tumulto scoppiato a Odessa nel 1821, che diede avvio a una prima ondata di violenze contro gli ebrei. Nella città portuale dell’Ucraina meridionale si registrarono pogrom anche 1859 e nel 1871, così come nella vicina Belgorod Dnestrovskij nel 1862. In seguito all’uccisione nel 1881 dello zar Alessandro II da parte di un gruppo di rivoluzionari, nella regione meridionale dell’Impero russo si diffuse una grande ondata di pogrom, che continuò anche negli anni 1890. Anche in Germania nel corso dell’800 si registrano diversi episodi di violenza contro gli ebrei, specialmente negli anni ’30 e ’40, così come in Ungheria.

Gli attacchi del ‘900

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Le stragi più massicce della storia della Russia avvennero dopo la Rivoluzione bolscevica del 1917. Tra il 1918 e il 1920, durante la guerra civile che seguì la Rivoluzione, nazionalisti ucraini, funzionari polacchi e soldati dell’Armata Bianca e Rossa parteciparono a pogrom nella Bielorussia occidentale e nella provincia polacca della Galizia (oggi Ucraina occidentale), uccidendo decine di migliaia di ebrei. In Germania, l’ascesa al potere del partito nazista e di Hitler nel 1933 avvenne dopo una lunga stagione di atti di violenza sporadici e aggressioni verso la comunità ebraica. Vennero bruciate sinagoghe, abitazioni, esercizi commerciali e vi furono episodi di violenza fisica contro singoli. Tutto ciò culminò con la “Notte dei cristalli” del 9 e 10 novembre 1938, definito un “pogrom nazionale” dall’Holocaust Memorial Museum.

I pogrom dopo la Seconda guerra mondiale

Le violenze e i pogrom non terminarono dopo la Seconda guerra mondiale e la Shoah. L’episodio più noto avvenne a Kielce, in Polonia, il 4 luglio 1946. Alcuni abitanti del luogo scatenarono un pogrom contro gli ebrei che erano sopravvissuti ai campi di concentramento e che erano tornati a vivere nella città. Le violenze partirono da false voci sul rapimento di un bambino cristiano e sull’accusa “del sangue”, un luogo comune antisemita secondo cui gli ebrei ucciderebbero persone per berne il sangue a scopo rituale. Gli assalitori uccisero oltre 40 persone e ne ferirono più di 50. Il pogrom di Kielce fu uno dei fattori che convinse migliaia di ebrei sopravvissuti a emigrare verso Occidente e a lasciare l’Europa.

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