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Liegi-Bastogne-Liegi, riecco Evenepoel, il sopravvissuto. Alaphilippe contro un albero

Il fiammingo, 22 anni, che al Lombardia 2020 era volato giù da un ponte e si era salvato grazie ai rami, attacca sulla Redoute a 29 km dall’arrivo: Hermans e Van Aert sul podio a 48”. Terribile caduta per il due volte iridato e gran gesto di Bardet, che abbandona la bici e va a salvare il connazionale

Luca Gialanella

Finalmente Remco Evenepoel. Al debutto nella Liegi-Bastogne-Liegi, la Doyenne, la classica più antica (1892), il predestinato del ciclismo mondiale conquista la 108a edizione con un’azione spettacolare iniziata sulla Redoute, a 29 km dalla conclusione. Il gruppo ci prova, ma non può nulla contro il belga che due anni fa, al Giro di Lombardia, aveva visto la morte dopo un volo di dieci metri da un ponticello. Oggi il trionfo, le lacrime davanti ai suoi tifosi: inizia l’era di Remco, il sopravvissuto. Tre belgi sul podio: secondo Quinten Hermans e terzo Wout Van Aert a 48”. L’ultimo belga a trionfare era stato Gilbert nel 2011.

la storia Già capitano della Nazionale U17 di calcio, dominatore della categoria juniores, professionista dal 2019 sempre nel gruppo belga di Patrick Lefevere (oggi Quick Step-Alpha Vinyl), oggi Evenepoel, a 22 anni, sale su quel palcoscenico che gli era stato pronosticato. Ha dovuto aspettare due anni dal terribile incidente nella discesa dal Muro di Sormano al Giro di Lombardia 2020, quel giorno di Ferragosto in cui Evenepoel volò giù da un ponticello per una decina di metri dopo aver impostato male una difficile curva a sinistra per inseguire Nibali. Frattura al bacino, più danni al polmone: la rieducazione è stata lunga e pesante, molto pesante. “Il giorno più brutto? Quando mi sono alzato dal letto per la prima volta”, raccontò. Eppure si è rialzato, ha lavorato sulla rieducazione come mai nella sua vita, lui che a cronometro aveva battuto anche Pippo Ganna. Poi il rientro al Giro 2021, le difficoltà, il ritorno ad alto livello con 11 vittorie, ma certamente non all’altezza di una classica Monumento. Sulle sue strade, questo ragazzo, idolo di tantissimi giovani, che ha dato il nome a una linea di abbigliamento sportivo ed è testimonial pure di una pizza, rinasce dopo due anni di buio.

Il posto La Redoute è uno dei luoghi iconici del ciclismo: come il Poggio per la Sanremo, il Vecchio Kwaremont o il Grammont per il Fiandre, la Foresta di Arenberg per la Roubaix e il Ghisallo nel Giro di Lombardia. Qui, dove sull’asfalto è stato scritto per 700 volte il nome “Phil”, in onore di Philippe Gilbert, vincitore nel 2011, che oggi l’ha corsa per l’ultima volta prima del ritiro a fine stagione, la corsa diventa elettrica. Remco Evenepoel è un fulmine. A 29 km dall’arrivo, 500 metri dallo scollinamento, il fiammingo, 22 anni, al debutto alla Liegi, semina il gruppo. Il portoghese Guerreiro non lo tiene, il belga piano piano riprende tutti. A 20 km è in testa con il francese Armirail, il gruppo a mezzo minuto con Caruso che tira gli inseguitori.

Il gesto La Doyenne (la classica più antica: prima edizione 1892) è stata purtroppo caratterizzata da una terribile caduta di un centinaio di corridori, a 62 km dalla conclusione in discesa dalla cote du Rosier. Lo sbandamento di Pidcock, che va sull’erba a 70 all’ora, innesca il capitombolo che coinvolge l’iridato Alaphilippe, Bardet, Van Aert, Uran, Nibali, Valverde. Pian piano si rialzano tutti (non Pidcock, che si ritira), ma l’immagine più vera del giorno è quella di Romain Bardet che, invece di riprendere la sua bicicletta e ripartire, scende nel fosso a bordo strada dove c’è Alaphilippe. Sì, il campione del mondo vola contro un albero e si salva per miracolo da conseguenze molto più serie: grazie all’erba che attutisce il primo impatto.

Bardet si preoccupa solo di Alaphilippe, alza la mano per richiamare l’attenzione dei medici. Bardet, 31 anni, vincitore del Tour of the Alps, uno dei grandi di Francia: due anni più vecchio di Julian, lui con Pinot le speranze della Francia per poter riportare il Tour a casa dopo Hinault 1985. Bardet, argento al Mondiale 2018, e Julian, campione del mondo 2020 e 2021, uniti dal principio basilare del ciclismo: la solidarietà, la condivisione del dolore e della fatica. Bardet resta vicino ad Alaphilippe fino all’intervento dei sanitari. Sicuramente la sua vittoria più bella.

Il bilancio Le classiche di primavera sono finite. Milano-Sanremo allo sloveno Matej Mohoric (Bahrain Victorious), Giro delle Fiandre all’olandese Mathieu van der Poel (Alpecin-Fenix), Parigi-Roubaix a un altro olandese, Dylan van Baarle (Ineos-Grenadiers). E adesso tutta l’attesa si sposta verso il 105° Giro d’Italia, che scatterà venerdì 6 maggio da Budapest per concludersi domenica 29 maggio all’Arena di Verona dopo 21 tappe e 3437 chilometri.

Reference-www.gazzetta.it

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