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Letizia Battaglia: età, quando è nata, marito, figli, malattia, causa morte, foto omicidio Mattarella, Falcone, dove viveva, frasi famose

Chi era Letizia Battaglia e come è morta? All’interno del nostro articolo tutti i dettagli della vita della nota fotoreporter.

Letizia Battaglia ci ha lasciato la notte fra il 13 e il 14 aprile del 2022. Ma chi era la nota fotografa e reporter? Come è morta?

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Chi è Letizia Battaglia

Biografia e causa morte

Letizia Battaglia è nata a Palermo il 5 marzo del 1935 e aveva 87 anni al momento della morte: il decesso è arrivato in maniera improvvisa.

Lavoro

Letizia Battaglia è stata una nota fotografa, reporter e politica italiana. La sua carriera – iniziata nel 1969 – l’ha vista esordire nel giornale palermitano L’Ora. Successivamente, l’anno dopo, si trasferisce a Milano e inizia a collaborare con diverse testate. Nel ’74 poi torna a Palermo e insieme a Franco Zacchin crea l’agenzia Informazione Fotografica. 

Foto omicidio Mattarella

Le foto più famose di Letizia Battaglia sono in bianco e nero e raccontano una Palermo nella sua miseria e nel suo splendore. Inoltre i suoi scatti hanno raccontato le persone morte a causa della Mafia: la donna è stata la prima fotoreporter a raggiungere il luogo dove è stato ucciso Piersanti Matterella, il 6 gennaio del 1980.

letizia battaglia mattarella

Lo scatto dell’omicidio Mattarella

Su Sergio Mattarella – Presidente della Repubblica Italiana e fratello dell’uomo assassinato – la fotografa ha detto:

È molto bello un uomo che si ricorda degli altri esseri umani. Quell’uomo, che avevo visto solo quando tirava fuori il corpo del fratello dalla macchina, adesso è Presidente della Repubblica. Avevamo fatto una decina di foto, io e Franco Zecchin. Oggi questa foto non è più la foto di allora, non è più mia, è entrata dentro la storia. Un Presidente della Repubblica che ha questo background non ci abbandona. Quello che non hanno fatto in precedenza gli altri, lo farà lui.

Falcone

La fotografa ha scelto di concludere la sua carriera da fotografa il 23 maggio del 1992, anno in cui è stato ucciso il giudice Falcone. A quel punto, stanca di avere a che fare con la morte e con la violenza, Letizia ha deciso di abbandonare il suo lavoro. Anche in quest’occasione, sul giudice assassinato e il suo fedele alleato Borsellino, la fotografa aveva dichiarato:

Li dobbiamo amare più di come amate i Santi e le Madonne perché loro si sono immolati per noi.

letizia battaglia e paolo borsellino

La Battaglia e Paolo Borsellino

Marito e figli di Letizia Battaglia

La fotoreporter ha avuto un solo marito, di cui però non si sa molto. Dalla loro relazione sono nate tre figlie: Cinzia, Shobha e Patrizia Stagnitta. L’uomo, molti anni fa, scoprendo dei tradimenti di sua moglie Letizia le ha sparato. Sulla vita privata della Battaglia però non sappiamo altro.

Dove viveva?

La fotoreporter, come anticipato, era nata a Palermo, ma viveva a Cefalù, dove si è spenta.

Frasi famose

Oltre a essere una fotografa, Letizia Battaglia è stata anche d’ispirazione con le sue frasi più famose. Qui ve ne lasciamo alcune:

È come se Palermo nel suo disordine fosse un input etico, morale, per chi vive fuori. Suscita rabbia e amore e fa venire voglia di intervenire.
Ho fotografato in tutto il mondo, ma fuori da Palermo le foto mi vengono diverse. Qui c’è qualcosa che mi appartiene, o io forse le appartengo. Ho fotografato la cronaca di questa città, io non ho fatto arte, ho fatto un lavoro, duro, anche spietato, per diciannove anni. E nella cronaca c’era di tutto, processioni, partite di calcio, feste dei ricchi, mai un capodanno con la mia famiglia in diciannove anni! C’era la spazzatura nelle strade e il concorso delle miss, arrivava Mina e fotografavo pure lei. Anche a fotografare le ragazze in topless a Mondello mi mandavano. Ma a Palermo c’era la mafia, c’erano le vittime della mafia. E io ho fotografato anche quelle. Tante. Troppe da sopportare.
Seguivo il cronista dell’Ora dopo gli omicidi di mafia. Arrivavo e scattavo. Ero la biondina con gli zoccoli, carina, avevo 40 anni ma ne dimostravo di meno. I colleghi non mi stimavano, devo ringraziare il direttore Vittorio Nisticò. Ero una donna che faceva qualcosa fatto sempre dagli uomini.

E ancora:

Ho fotografato in tutto il mondo, ma fuori da Palermo le foto mi vengono diverse. Qui c’è qualcosa che mi appartiene, o io forse le appartengo. Ho fotografato la cronaca di questa città, io non ho fatto arte, ho fatto un lavoro, duro, anche spietato, per diciannove anni. E nella cronaca c’era di tutto, processioni, partite di calcio, feste dei ricchi, mai un capodanno con la mia famiglia in diciannove anni! C’era la spazzatura nelle strade e il concorso delle miss, arrivava Mina e fotografavo pure lei. Anche a fotografare le ragazze in topless a Mondello mi mandavano. Ma a Palermo c’era la mafia, c’erano le vittime della mafia. E io ho fotografato anche quelle. Tante. Troppe da sopportare.

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