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La ricostruzione sostenibile di Tolentino dopo il terremoto: comune, scuole e hotel si progettano certificati

A Tolentino si ricostruisce. Questa cittadina di 18mila e 300 abitanti in provincia di Macerata, messa in ginocchio dal terremoto del 2016 si sta rialzando. Ancora oggi, a distanza di sei anni dalla scossa che ha sconvolto il centro Italia sono 2mila e 117 gli edifici inagibili, di cui 46 sono opere pubbliche. La stima dei danni è di 950 milioni di euro e Tolentino è il secondo Comune di tutto il cratere per entità del danno, secondo solo ad Amatrice. Il 50 per cento dei privati ha presentato un progetto per rimettere in piedi case e palazzi. E per ripartire si guarda al futuro, all’ambiente ma non solo, cercando di creare edifici sostenibili dal cantiere all’impianto idraulico, costruendo degli ambienti vivibili e salubri anche per le generazioni future. Il palazzo comunale, l’istituto comprensivo Lucatelli, l’asilo Green, ma anche strutture ricettive e la ferrovia: a Tolentino sono partite le registrazioni, i progetti e i primi appalti per fare della ricostruzione post sisma un’occasione per un cambio di passo.

Nel secondo centro più toccato dal sisma del 2016 in centro Italia si pensa a un futuro fatto di edifici che rispettino l’ambiente dal cantiere ai rubinetti di casa. «L’approccio di sostenibilità non è più proprio solo delle grandi città», spiega Marco Mari, presidente di Green building council Italia


La ricostruzione è certificata da Green building council Italia, l’associazione senza scopi di lucro parte della rete World GBC, attiva in più di 70 Paesi. Gbc Italia promuove la trasformazione del mercato edile attraverso un sistema di certificazioni terze e dei propri protocolli (i sistemi Gbc) sviluppati per l’Italia, i cui parametri stabiliscono criteri di progettazione e realizzazione di edifici salubri, energeticamente efficienti e a impatto ambientale contenuto. «I protocolli sostenibili si stanno affacciando nella ricostruzione», spiega Marco Mari, presidente di Green Building Council Italia. «Essendo quello immobiliare un settore ad alto impatto ambientale, in tutto il mondo ci si sta muovendo per ridurlo. La costruzione sostenibile, misurata con i protocolli rating system energetico ambientali, tocca i 10 miliardi di metri quadrati a livello mondiale ed è l’unica “nicchia” che raddoppia ogni tre anni. In Italia è già oltre i 18 milioni di metri quadrati. È un ambito che sta crescendo sia nelle grandi città che nella pubblica amministrazione». È in questo contesto, coerente alle volontà europee espresse nel Next generation Eu, che si attiva il cantiere della ricostruzione del centro Italia post-sisma.

A Tolentino, ma anche ad Amatrice, o a Norcia e i piccoli comuni di Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo stanno crescendo le richieste di registrazione per i processi di certificazione sia per gli edifici storici che per le sedi pubbliche. «I comuni in media hanno avviato la ricostruzione di circa un terzo degli asset, Tolentino è al 50 per cento, è più avanti nell’azione di ricostruzione». Continua Mari. «Ma c’è un impulso rilevante nella direzione della sostenibilità». A Tolentino, il palazzo comunale è stato registrato per il protocollo Gbc Historic building, il primo a livello mondiale che si occupa della rigenerazione sostenibile di palazzi con valenza storica. E anche ad Amatrice si sta pensando alla stessa sorte per la cattedrale. «La pubblica amministrazione ha scommesso su una ricostruzione coerente con i dettami del ministero della Transizione ecologica, ma anche con i processi di rendicontazione e certificazione dati dai protocolli energetico ambientali», prosegue Mari. «Ma si è mossa anche l’imprenditoria: la ex sede della storica pelletteria Nazareno Gabrielli, proprietà della Moschini spa sta rigenerando il palazzo in stile liberty per trasformarlo in hotel. Rfi (rete ferroviaria italiana) ha avviato un progetto nazionale che a Tolentino vede la riqualificazione della stazione dei treni e la creazione di una nuova fermata: il palazzo antico della stazione verrà riqualificato con il protocollo Gbc».

In poco tempo opere pubbliche, private e infrastrutture stanno seguendo le dinamiche della ricostruzione urbana sostenibile. Dinamiche che ci si aspetterebbe di vedere a Milano o Roma, più che in piccoli centri. «L’approccio di sostenibilità non è più proprio solo delle grandi città. Un grande impulso lo ha dato il commissario della rigenerazione post-sisma. Giovanni Legnini ha previsto un approccio che può essere sintetizzato con “fare presto e bene”. Un atteggiamento pragmatico che ha unito lo snellimento della burocrazia alla sostenibilità». continua Mari. «Tolentino rappresenta il luogo nel quale si sono palesate queste esperienze, ma non è la unica. Cito Amatrice, dove varie sono le esperienze, come l’hotel-ristorante il Castagneto, il villino viola, ma anche la cattedrale, per la quale si stanno muovendo i primi passi per il protocollo Gbc historic building».

Ma cosa vuol dire costruire un edificio sostenibile? «Oggi si pensa erroneamente che un edificio sia sostenibile solo attraverso il risparmio energetico», spiega Mari. «Ma costruire un cappotto termico su un palazzo con problemi di umidità vorrebbe dire creare un ambiente estremamente insalubre all’interno. Servono delle analisi specifiche. Nella parte progettuale ci si occupa dell’analisi dei consumi – dall’acqua consumata all’interno delle case al recupero e impiego dell’acqua piovana, ai sistemi per mitigare e sfruttare gli effetti delle bombe d’acqua – ottimizzandoli. Dal punto di vista energetico si fa un’analisi sia progettuale che organizzativa degli impianti di raffreddamento e riscaldamento, una corretta progettazione dell’involucro e le fonti di energia rinnovabile, fino alle comunità energetiche. Poi si passa alla scelta dei materiali, che devono essere valutati anche in base alla loro impronta di carbonio: per questo si incoraggia l’economia circolare. Tutto questo per lasciare un valore alle prossime generazioni non solo ambientale ma anche immobiliare».

Reference-www.corriere.it

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