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Cosa è successo a Chernobyl (spiegato in modo semplice)

È a partire da giovedì della scorsa settimana che l’esercito russo ha iniziato a penetrare all’interno del territorio ucraino, non senza incontrare resistenza dalla popolazione residente. E, anzi, l’avanzata delle forze mandate da Vladimir Putin, sembra essere più lenta di quello che il Cremlino si aspettasse.

Fonte foto: Paolo Mittica via Il Corriere della Sera

Kiev, la capitale, simbolo e sede del potere centrale ucraino, è ancora, nel momento in cui questo articolo è redatto, in mano all’Ucraina, nonostante i feroci bombardamenti e la guerriglia che si sta svolgendo nelle strade a cui è esposta da diversi giorni. Tuttavia altre sono le città e i siti caduti in mano russe duranti questi primi giorni di conflitto, e i fronti dai quali l’esercito russo è riuscito a sbaragliare le forze ucraine sono tre: a nord entrando dalla Bielorussia, a est dalla Russia e a sud dalla Crimea. Nel farsi strada, i russi sono riusciti a conquistare luoghi e centri strategici per funzione o posizione. Tra questi vi è senza dubbio la centrale nucleare dismessa di Chernobyl, la cui presa ha procurato non poca apprensione.

Perché la Russia ha deciso di prendere Chernobyl

Nonostante le forze russe non abbiano dovuto fare deviazioni per impadronirsi di Chernobyl, visto che la città era sulla strada per la capitale Kiev, la sua caduta in mano russa è senza dubbio un potente segnale per le forze NATO e per l’Unione europea.

Infatti, secondo alcune fonti russe di sicurezza, citate da Reuters e riportate da Fanpage, si tratterebbe di un avvertimento sui rischi di una risposta militare che le forze Occidentale potrebbero mettere in campo in contrapposizione all’operazione speciale lanciata da Vladimir Putin in Ucraina. Mykhailo Podolyak, consigliere del presidente ucraino, ha affermato che la presa di controllo della centrale da parte delle forze militari russe rappresenta “Una delle più serie minacce in Europa attualmente”.

Sembrerebbe inoltre che prendere il controllo della zona non sia stato complicato da parte dei soldati russi; infatti quel territorio è in gran parte disabitato a causa delle forti e ancora persistenti radiazioni tutt’ora presenti. Si può supporre dunque che occuparla, sarebbe stato relativamente semplice, ma non per questo meno utile per lanciare un forte messaggio: la Russia è una potenza nucleare e qualsiasi risposta militare alle sue azioni potrebbe avere conseguenze disastrose. Come tra l’altro già preannunciato da Vladimir Putin all’alba dell’invasione dell’Ucraina, quando aveva proprio affermato, con parole più simili a minacce, che: “Chiunque tenti di crearci ostacoli e interferire sappia che Mosca risponderà con conseguenze mai viste prima. Siamo preparati a tutto”.

Nel corso dei negoziati tra le delegazioni russa e ucraina che si sono svolti nella regione di Gomel, in Bielorussia, Mosca ha preteso due bottini di guerra: il riconoscimento della Crimea russa e la neutralità militare degli ucraini. La controparte ucraina invece ha firmato la richiesta di adesione all’Unione Europea: non il miglior preludio per le trattative con la Russia.

Il disastro di Chernobyl: cos’è successo

Nella notte del 26 aprile 1986, in Ucraina, il quarto reattore della centrale nucleare di Chernobyl subì un malfunzionamento che in breve si è trasformato nel più grave incidente della storia del nucleare civile.

Dopo numerose indagini, sembrerebbe che all’origine del disastro ci furono errori di procedura nel corso di un test di sicurezza sul reattore nucleare RBMK nº 4 della centrale. Era infatti in corso un test per verificare la possibilità di alimentare le pompe del sistema di raffreddamento anche in caso di black-out elettrico; prove identiche erano già state condotte in passato, dal 1982 se ne erano tenute tre, tutte con esito negativo. Il test che provocò l’incidente era stato posticipato di 10 ore rispetto all’orario programmato, e questo fu uno dei passaggi chiave per l’intero avvenimento, in quanto implicò che il personale di turno che si trovò a compierlo non era la stessa squadra che si era preparata allo scopo.

Prima di effettuare il controllo, il reattore era stato mantenuto a una potenza ridotta per molte ore. Durante il lasso di tempo che precedeva lo spegnimento previsto dal test, la potenza del reattore venne ulteriormente abbassata e nel momento di effettuare la procedura fu quindi portato a condizioni instabili.

Proprio nel corso dello svolgimento della verifica, la perdita di potenza del reattore andò molto oltre il desiderio degli operatori e oltrepassò i limiti di sicurezza. Una delle cause di questo imprevisto fu il fenomeno definito avvelenamento da xeno, che mascherava la reale attività del reattore. A quel punto, invece di interrompere il test e spegnere immediatamente il reattore come imposto dai protocolli, si decise, contravvenendo alle raccomandazioni di sicurezza, di cercare di incrementare nuovamente la potenza del reattore estraendo quasi tutte le barre di controllo. Il reattore fu portato così in condizioni di grave instabilità.

Tuttavia, a scatenarne l’esplosione fu la stessa manovra di spegnimento, cioè quella con cui al termine dell’operazione venivano re-inserite tutte le barre di controllo. Un grave difetto di progettazione delle stesse risultò essere l’elemento determinante dell’incidente.

Le esplosioni della centrale nucleare di Chernobyl

Così, il Reattore n. 4 esplose pochi secondi dopo che fu premuto il pulsante di spegnimento istantaneo. E, al posto dello spegnimento si verificò un surriscaldamento improvviso e il blocco della discesa delle barre di controllo. Da quel punto, bastarono pochissimi secondi affinché la potenza crebbe rapidissimamente fino a oltre 30 GW, cioè 10 volte il massimo previsto, producendo grandi volumi di gas la cui pressione causò una esplosione che proiettò in aria il pesantissimo coperchio di cemento e acciaio, il quale ricadde verticalmente sull’apertura lasciando il recipiente scoperchiato.

Subito dopo seguì una seconda, potentissima esplosione, causata dall’ignizione dell’idrogeno e dalla polvere di grafite espulsi dal reattore e mescolatisi con l’ossigeno dell’aria, che distrusse l’edificio. Questa causò anche un violento incendio della grafite contenuta nel nocciolo, in gran parte polverizzato ed espulso e completamente esposto all’atmosfera. L’incendio coinvolse anche detriti e strutture adiacenti.

Le conseguenze delle esplosioni di Chernobyl

A quel punto, una nuvola di materiale radioattivo fuoriuscì dal Reattore nº 4 e ricadde su vaste aree intorno alla centrale, contaminandole pesantemente. Gli incendi delle strutture ebbero effetti catastrofici di contaminazione atmosferica.

Le nubi radioattive raggiunsero molti paesi vicini come la Finlandia, e toccarono, con livelli di radioattività inferiori, anche l’Italia, la Francia, la Germania, la Svizzera, l’Austria e i Balcani, arrivando fino a porzioni della costa orientale del Nord America, provocando un allarme generale e grandi polemiche contro gli allora dirigenti sovietici.

Un rapporto del Chernobyl Forum redatto da agenzie dell’ONU conta 65 morti accertati e più di 4.000 casi di tumore della tiroide fra quelli che avevano tra i 0 e 18 anni al tempo del disastro, larga parte dei quali attribuibili alle radiazioni. Tuttavia questi dati ufficiali sono contestati da associazioni internazionali, fra le quali Greenpeace, che presenta una stima fino a 6.000.000 di decessi su scala mondiale nel corso di 70 anni, contando i tipi di tumori riconducibili al disastro secondo il modello specifico adottato nell’analisi.

Ancora oggi i lavoratori impiegati nella zona proibita possono restarci per soltanto cinque ore al giorno per un mese, prima di doversi fermare per quindici giorni. Le autorità ucraine ipotizzarono il deserto atomico per almeno 300 anni, Greenpeace per 20mila.



Reference-www.skuola.net

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