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Che cosa sono gli adenovirus? Domande e risposte sul caso delle epatiti acute dei bambini europei

Nessuna certezza. Soltanto ipotesi, a cui gli scienziati stanno cercando conferme al riparo dai riflettori. I casi di epatite acuta che stanno colpendo i bambini in diversi Paesi d’Europa  hanno un’origine al momento sconosciuta. Quello che si sa con sicurezza è che a causare l’infiammazione non è nessuno dei virus – catalogati con le lettere dalla A alla E – che rappresentano la causa più frequente delle epatiti virali. Ma comunque non l’unica, come ricordato dall’infettivologo Giovanni Battista Gaeta.  Quello che si sa con certezza è che 74 dei 169 bambini colpiti da questa forma acuta di infiammazione del fegato sono risultati positivi all’infezione da adenovirus. Da qui le valutazioni in corso circa un suo possibile coinvolgimento alla base di questo aumento dei casi di epatite dall’origine ancora sconosciuta. 

Cosa è un adenovirus?

Gli adenovirus sono virus piuttosto comuni, che possono causare una serie di malattie. Se ne conoscono almeno 100 sierotipi e oltre la metà di questi – 57, suddivisi in sette specie: catalogate con le lettere dalla A alla G – sono potenzialmente in grado di infettare l’uomo. 

Come si trasmettono?

La trasmissione degli adenovirus avviene quasi esclusivamente a partire da una persona infetta. In maniera diretta, attraverso il contatto personale (stretta di mano) o tramite le goccioline infette rilasciate nell’aria con la tosse e gli starnuti. O indiretta, entrando a contatto con una superficie su cui è presente un adenovirus e portando poi le mani alla bocca, al naso o agli occhi. Più rara è invece la trasmissione per via orofecale, che può comunque avvenire: soprattutto durante il cambio del pannolino di un bambino. Anche l’acqua – per esempio in piscina – può favorire la trasmissione degli adenovirus. La cui peculiarità è quella di resistere ai più comuni disinfettanti, a eccezione della candeggina. 

Come si manifesta l’infezione?

Vista la trasmissione principalmente per via aerea, gli adenovirus determinano soprattutto sintomi a carico delle vie aeree superiori: raffreddore, mal di gola e tosse. Comuni – in caso di infezione – sono anche l’influenza e la congiuntivite. Meno frequente risulta invece la comparsa della bronchite e della polmonite: quest’ultima raramente in grado di evolvere comunque verso forme gravi. 

Gli adenovirus sono in grado di provocare anche sintomi gastrointestinali?

Gli adenovirus possono colonizzare anche lo stomaco e l’intestino e provocare sintomi quali la nausea, il vomito e la diarrea. Le conseguenze possono essere particolarmente gravi nei bambini e negli adulti con un sistema immunitario indebolito da malattie e terapie.

Come si può prevenire l’infezione da adenovirus?

Trattandosi di un virus che si trasmette principalmente attraverso la saliva, la prevenzione parte dalla riduzione dei contatti ravvicinati con persone malate, dalla rinuncia a condividere utensili quali piatti, posate e bicchieri e dal frequente lavaggio delle mani con acqua e sapone: per almeno venti secondi. In assenza di una corretta igiene delle mani, che assume un’importanza ancora più significativa in luoghi di comunità quali gli asili nido e le strutture sanitarie, è importante non toccarsi gli occhi, il naso e la bocca.

Gli adenovirus possono provocare anche l’epatite?

In letteratura ci sono pochi studi – soprattutto case report: ovvero descrizioni di situazioni cliniche riguardanti uno o comunque pochi pazienti – che hanno correlato un’infezione da adenovirus con la grave compromissione del funzionamento del fegato. Quasi sempre, però, in bambini immunocompromessi. Quanto alla situazione attuale, invece, a essere colpiti dall’epatite sono stati finora perlopiù persone sane. L’adenovirus è stato finora rilevato in almeno 74 casi di epatite di origine sconosciuta. E in 18 di questi il sequenziamento del Dna virale ha portato a rilevare il sierotipo 41. La correlazione epidemiologica – nel Regno Unito, dov’è stato registrato il numero più alto di casi di epatite, negli ultimi mesi è stato riscontrato un aumento delle infezioni da adenovirus nei luoghi di comunità – sta portando dunque a considerare un possibile ruolo di questo agente virale nell’aumento dell’insorgenza dei casi di epatite. Ma secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, «quello che si sa di questo patogeno non basta a spiegare la gravità dei sintomi osservati» nei casi più complessi registrati dall’inizio dell’anno in diversi Paesi europei. Da qui l’invito rivolto ai medici: di fronte ai casi sospetti, in questa fase è opportuno effettuare test su sangue, siero, urine, feci e campioni respiratori per ricercare il virus. Senza per questo escludere la presenza di altre cause di origine infettiva.

Esiste un vaccino contro gli adenovirus?

Non esistono vaccini riservati alla popolazione in grado di prevenire le infezioni da adenovirus. In alcuni Paesi, tra cui gli Stati Uniti, un vaccino contro due sierotipi (4 e 7) viene somministrato ai militari, considerati a maggior rischio di contrarre l’infezione.

Come si cura l’infezione da adenovirus?

Non esistono antivirali specifici in grado di eradicare l’infezione. Il trattamento è basato sulla gestione dei sintomi, respiratori e gastrointestinali.

Quali altre circostanze hanno portato all’attenzione gli adenovirus?

Gli adenovirus più innocui sono tra i vettori virali più utilizzati sia nella produzione di vaccini sia nella terapia genica. Il loro impiego ha portato allo sviluppo di due dei vaccini utilizzati contro Covid-19 (AstraZeneca e Johnson&Johnson). In questi casi il virus viene privato dei geni essenziali per la replicazione. Così non è dunque in grado di riprodursi nell’organismo, ma è ancora capace di trasferire il suo materiale genetico all’interno della cellula. In questo modo è possibile inserire nel Dna del virus un qualunque gene che si vuole veicolare nell’organismo per curare o prevenire una malattia.

Twitter @fabioditodaro



Reference-www.rainews.it

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