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Bella ciao, la canzone della Resistenza è diventata un successo pop mondiale – iO Donna

Se Bella Ciao sia stata o meno cantata dai partigiani durante la Resistenza non è mai stato realmente verificato, ma importa anche poco. Quello che importa è che questa canzone sia diventata l’inno di tutti quelli che lottano per liberarsi da un potere oppressivo.

Questa canzone ha accompagnato molti movimenti di resistenza dalla metà del ventesimo secolo ad oggi, ma è con fenomeni di massa come La Casa di Carta che è diventata un fenomeno planetario.

Bella ciao è diventata un inno mondiale grazie a La Casa di Carta

Per chi è cresciuto in Italia è normale sentire nelle manifestazioni, a un certo punto, intonare Bella ciao. Storicamente legata ai movimenti e ai partiti di sinistra, oggi abbraccia un bacino più ampio, ma se sono arrivati a cantarla perfino a Bagdad un motivo c’è, e si chiama La Casa di Carta.

Prima che Javier Gomez Santander, lo sceneggiatore della serie Netflix, la più vista al mondo non in lingua inglese, la includesse nello show, non era così diffusa, e di certo non ne erano stati fatti remix da discoteca.

La banda dei Dalì, capitanata e guidata dal Professore, per cinque stagioni ha costruito la narrazione delle rapine, alla Zecca di Stato prima e alla Banca di Spagna poi, come forme di lotta contro lo strapotere delle banche e dell’apparato statale.

Uno storytelling oltremodo furbo, soprattutto perché negli ultimi episodi il dubbio che di onorevole ci sia poco si insinua. Ma il risultato è comunque stato raggiunto: le maschere di Dalì e Bella ciao sono iniziati a spuntare in tutte le manifestazioni del mondo, associate a lotte di classe, ma anche di genere e ambientaliste.

Il Professore e Berlino quando per la prima volta cantano Bella Ciao. (Netflix)

La Resistenza ha raggiunto tutti. E se diventando così pop da una lato può far alzare il sopracciglio a chi pensa che perda di sacralità, dall’altro rende l’impatto visivo e sonoro della condivisione di certi valori molto forte. Le foto delle persone mascherate in tuta rossa durante le contestazioni hanno fatto il giro del mondo, Bella ciao ha fatto il giro del mondo e non necessita più di spiegazioni.

Le note di “Bella ciao” diventano l’inno ucraino contro l’invasione russa

Le note di “Bella ciao” diventano l’inno ucraino contro l’invasione russa

Freaks Out: lotta ai nazisti e all’esclusione

Dopo Il Professore & Co. è toccato a un altro gruppo di combattenti intonare Bella Ciao sullo schermo, i protagonisti di Freaks Out di Gabriele Mainetti ambientato nella Roma occupata dai nazisti. L’ultimo dilm del regista romano parla di accettazione della diversità, ma anche di lotta e resistenza.

Mainetti fa irrompere la violenza della guerra nei primi frame del film accostandola alla magia del circo, che nel corso della narrazione smonta pezzo per pezzo: non è un luogo dove si esercita la magia, ma è il rifugio di chi vive ai margini della società, rifiutato perché strano o diverso.

L’accettazione della diversità e la lotta contro la follia e l’orrore nazista sono infatti i due fil rouge del film fortemente connessi tra loro.

Pietro Castellitto, Giorgio Tirabassi, Aurora Giovinazzo, Claudio Santamaria e Giancarlo Martini sono i protagonisti di Freaks Out

Anche quelli che impersonano la resistenza partigiana sono infatti rappresentati come personaggi ai margini della società, invalidi di guerra che si sono dati alla macchia per combattere contro gli occupanti tedeschi.

Sono loro a intonare Bella ciao, canzone che non poteva non esserci, dato il contesto storico dell’ambientazione, ma che anche qua si carica di un significato ulteriore. La lotta è sì contro l’oppressore, ma anche contro l’emarginazione e l’esclusione dalla società.

Bella ciao diventa un documentario

Giulia Giapponesi, autrice del documentario Bella ciao. Per la libertà aggiunge ancora un’altra sfumatura alla mitica canzone associata alle lotte partigiane. La regista dà infatti una forte connotazione femminile alla narrazione, dando voce a una grande quantità di donne, sia in qualità di memoria storica, ma anche ragazze giovani che grazie a quella, o per quella canzone, hanno lottato.

bella ciao canzone

Il manifesto di “Bella ciao. Per la libertà” documentario di Giulia Giapponesi.

Attraverso le voci di chi quella canzone l’ha cantata e reinterpretata, da Vinicio Capossela ai Modena City Ramblers, l’autrice indaga il senso profondo di questa di Bella ciao, oggi così pop e trasversale, i cui valori sono imprescindibili per chi aspira vivere in un mondo equo, in cui siano bandite le oppressioni di ogni tipo.

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Khrystyna Soloviy e l’inno della resistenza Ucraina

La cantante folk ucraina Khrystyna Soloviy ha preso le note di Bella ciao e, accoppiandoci un altro testo e altre parole, ha scritto un nuovo inno chiamandolo L’ira ucraina. Quasi 100mila visualizzazioni su youtube in poco più di 24 ore e un boom di condivisioni su Instagram: la melodia dei partigiani è diventata anche la melodia degli ucraini che resistono.

iO Donna ©RIPRODUZIONE RISERVATA



Reference-www.iodonna.it

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