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Addio a Mino Milani, il «Salgari di Pavia»: aveva 94 anni, scrisse quasi 200 libri

di CRISTINA TAGLIETTI

Lo scrittore scomparso a 94 anni nella citt dove era nato. Autore prolifico e multiforme, Gianni Rodari lo considerava l’erede del creatore di Sandokan

Il paradiso se lo immaginava come andare in montagna: Tutto il giorno su e gi dalle Dolomiti. Su quelle vette Mino Milani, morto gioved 10 febbraio nella sua Pavia, arrivato leggero, lasciando uno zaino carico di quasi 200 libri — per ragazzi, storici, biografici — scritti dopo essere stato folgorato da Joseph Conrad. Fino all’ultimo il lavoro stata la sua religione: La voglia di vivere pu esserci o non esserci, ma il lavoro s. Per me una cosa sacra, aveva detto alla Fiera del libro per Ragazzi nel 2017 quando scrittori, editori, lettori si erano riuniti per festeggiare il novantesimo compleanno del re incontrastato dell’avventura. La parola deriva dal latino ad ventura — aveva spiegato in quell’occasione cio

cerco le cose che verranno. Nella monumentale biografia per immagini curata da Giovanni Giovannetti e Luisa Voltan e pubblicata da Effigie nel 2018 lo spiegava cos: possibile nascere tra due guerre mondiali e vivere senza avventura? Non le ho cercate, certo: piuttosto sono state esse a cercare me.

Guglielmo Mino Milani, conosciuto anche con diversi pseudonimi come Stelio Martelli, Eugenio Ventura, Piero Selva, Mungo Graham Alcesti e T. Maggio, era nato il 3 febbraio 1928 a Pavia, citt di cui custodiva la storia, gli aneddoti, i ricordi che hanno fatto da sfondo alle inchieste ottocentesche del commissario Melchiorre Ferrari dell’Imperiale regia polizia austriaca, e alla monumentale Storia avventurosa di Pavia.

Il Novecento lo aveva attraversato a passo di marcia, iniziando, nel 1953, a lavorare a Il Corriere dei Piccoli, poi diventato Corriere dei Ragazzi. Nel 1958 il direttore Giovanni Mosca gli commissiona la stesura di na serie di racconti a puntate sul West e lui inventa Tommy River, malinconico cowboy del Kentucky che combatte buone battaglie quasi mai vittoriose.

Milani stato anche stato il geniale raccontatore della realt romanzesca, titolo di una sua seguitissima rubrica sulla Domenica del Corriere, brevi racconti di fatti realmente accaduti che avevano qualcosa di curioso, di incredibile ma anche di vero. Grande appassionato di Giuseppe Garibaldi a cui ha dedicato una biografia, ha collaborato con i grandi del fumetto, da Mario Uggeri a Hugo Pratt, da Dino Battaglia a Sergio Toppi senza disdegnare il genere romantico, come Fantasma d’amore, ambientato nella sua nebbiosa citt, poi diventato un film di Dino Risi con Romy Schneider e Marcello Mastroianni.

Si definiva modestamente un narratore: Quando sento la parola scrittore penso a Stendhal, Flaubert, Dickens. Gianni Rodari lo considerava l’erede di Emilio Salgari e, come l’inventore di Sandokan, Milani popol di marinai, samurai, principesse, rivoluzionari, gladiatori, cowboy, eroi greci i romanzi scritti nello studio zeppo di ricordi, oggetti (compresa una palla di cannone sparata contro Pavia dalle truppe francesi il 2 agosto 1656), cimeli del Risorgimento di cui era cultore.

Aveva sempre vissuto l dove era nato, a casa Milani, il palazzo d’inizio Novecento davanti alla chiesa di San Pietro in Ciel d’oro dove per gli ospiti cucinava il suo celebre risotto ai mirtilli. L una settimana fa ha festeggiato il compleanno, con i parenti e l’amata gatta Sibilla. La sua routine era precisa, governata da una disciplina quasi militare: lavorava cinque ore al giorno (ho scritto con la penna, la biro, la macchina per scrivere, il computer diceva) iniziando alle 8.30 del mattino e interrompendosi a mezzogiorno per l’imperdibile Martini dry senza ghiaccio.

Vitale e combattivo, Milani viveva di luci e ombre: nel 1986 si spar al cuore con la sua calibro 38, sopravvisse grazie a un osso dello sterno che devi il colpo. Si definiva un pessimista, ma ha vissuto fino in fondo convivendo con i rimpianti. Lo ammise nel volume L’Autore si racconta pubblicato da Franco Angeli nel 2009: Sar perch tutto sommato mi andata bene, ma non mi piacciono quelli che sospirano la perduta giovent e rimpiangono le sue speranze, o addirittura le chiamano illusioni. Mai avuto illusioni, mi pare.

10 febbraio 2022 (modifica il 11 febbraio 2022 | 11:39)

Reference-www.corriere.it

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